Il grave lutto che ha colpito Selvaggia Lucarelli (e il modo in cui lo sta elaborando) continua a far discutere. Sabato scorso la giornalista ha perso la madre Nadia, morta a 79 anni per complicazioni legate al covid. Ad annunciarlo è stata proprio Selvaggia con un post pubblicato sui suoi profili social, dove sottolineava anche il fatto che la donna avrebbe desiderato che tutti i suoi cari continuassero la loro vita senza farsi condizionare dalla sua scomparsa.

Selvaggia Lucarelli, le polemiche dopo Ballando

Anche per questo, forse, l’influencer ha scelto di partecipare alla settima puntata di Ballando con le stelle, il dance show di Rai 1 nel quale ricopre il ruolo di giudice dal 2016. E pur essendo stata accolta in studio dall’affetto della conduttrice Milly Carlucci e dei colleghi giurati, sui social la sua scelta di andare in tv a poche ore da un lutto tanto importante ha scatenato una vera e propria bufera.

L’orda immancabile degli odiatori del web ha infatti sommerso Selvaggia con tantissimi commenti di critica: “Le è morta la mamma questa mattina, deve per forza farsi vedere in tv”, si legge in un post. Un altro utente scrive impietoso: “Che pelo sullo stomaco che ha. Imbarazzante”. E ancora: “La schifosa in giuria con la mamma appena morta, però… quando si dice che per i soldi si fa tutto”.

L’affondo di Mimun e la replica di Selvaggia

Tra la miriade di post all’insegna delle accuse contro la giudice, risalta uno in particolare: quello di Clemente Mimun. Il direttore del TG5, infatti, ha voluto intervenire nel dibattito raccontando una sua esperienza personale e su Twitter ha scritto: “Quando morì mia madre ‘speciale Tg1’ (di cui ero responsabile) non andò in onda”. Tirata in causa da un collega illustre, la giornalista ha quindi replicato via social: “Quando è morta la capacità di stare al proprio posto il tweet di Mimun è andato online”.

Selvaggia, successivamente, ha poi approfondito la sua replica a Mimun nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera:

“Non capisco davvero che ragione ci sia di rivendicare la propria modalità di vivere il dolore. Sei migliore di me? Più sensibile? Più sintonizzato con la sofferenza? Ripeto: ognuno deve essere libero di viverla come desidera”.

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