‘Cuciniere curioso’, pioniere della cucina sul web con il suo Cookaround (a.d. 1999), seguitissimo dispensatore di bontà con Casa Pappagallo, volto di Food Network, Luca Pappagallo ha conquistato il suo pubblico con un approccio rilassato e sorridente al mondo del cibo e alle sue meraviglie. Lo raggiungiamo per una chiacchierata a poche ore dalla sua prima diretta televisiva. Domenica 25 giugno dalle 15 su Food Network canale 33 e in live streaming su discovery+ e foodnetwork.it  è in programma infatti “In Cucina con Luca Pappagallo Live, l’appuntamento speciale che lo vedrà impegnato nella preparazione di un menù a tema Un’estate al mare.  Ricette che esaltano i sapori della più bella delle stagioni: un antipasto fresco a base di gazpacho; pasta alla saracena con ricotta, prezzemolo, pomodori e menta e una gustosa seconda portata con calamari ripieni di olive, capperi, pomodorini e sapori a volontà. Un tripudio di gusto a base di ingredienti semplici e idee originali, da assaporare e condividere con amici e parenti nei giorni estivi, e non solo.

Luca Pappagallo, alla vigilia di una nuova esperienza, la prima diretta su Food Network, come si sta preparando?

Sto cercando semplicemente di rilassarmi prima di questa esperienza nuova, che sono certo sarà bellissima. Saprò di stare cucinando per tutte quelle persone che mi stanno seguendo in quel momento e sarà una bella emozione.

L’appuntamento di domenica 25 giugno sarà anche un modo per celebrare l’estate?

Sì, per noi è un modo per festeggiare la bella stagione che inizia. Per farlo nel migliore dei modi ho pensato a un menù con i piatti che vorrei sempre trovare su una tavola nei mesi caldi. Sono buoni, ma anche profumati, colorati e sfruttano il meglio degli ingredienti di stagione, che sono veramente incredibili.

Un volto ormai noto del panorama del food mediatico, proviamo a conoscerlo meglio. Come si è avvicinato Luca Pappagallo alla cucina?

Mi piacerebbe avere dei racconti epici da sfoggiare, ma in realtà la mia passione per la cucina è iniziata in modo banale: ero un bambino che stava in cucina a fare i compiti o a disegnare mentre la mamma, la nonna e la zia cucinavano e parlavano di cibo. E credo che queste cose mi siano entrate piano piano sotto pelle. Mi sono messo anche abbastanza precocemente ai fornelli: ero ancora un bambino, e inizialmente mi piaceva fare soprattutto i dolci, ma anche altro. Mi divertivo ho capito che era una cosa che mi piaceva tanto fare quando mi sono reso conto che, intervenendo su un piatto con un aroma, una spezia, un mio intervento che faceva la differenza, ho iniziato ad avere soddisfazione da quell’attività che mi ha preso sempre di più, fino a diventare un lavoro.

Sei stato un vero pioniere della cucina sul web, come è avvenuto il salto?

Avevo in casa i quaderni di ricette di mia madre e di mia nonna, era il 1999, internet era agli albori e ho pensato di mettere in rete questi quadernini, all’inizio come archivio personale. Poi ho scoperto che ‘lì fuori’ c’erano tante persone che volevano condividere le loro ricette e così è iniziato tutto.

Poi è arrivata anche la televisione, nell’approcciarti a questa ulteriore esperienza hai cambiato qualcosa?

Me la sono fatta questa domanda quando è arrivata la proposta televisiva. Con tutta la mia squadra ci siamo chiesti se era il caso di cambiare qualcosa rispetto al format che andava sul web, e alla fine abbiamo deciso di no. Volevamo mantenere il messaggio di base che ci contraddistingue, una cucina all’insegna della tranquillità e zero ansia.

In effetti, da quando è esploso il food come fenomeno mediatico, si è diffusa anche in un contesto come la cucina una certa competitività e quindi ansia da prestazione, tu lo percepisci? E come ti poni rispetto a questo andazzo?

“Si, assolutamente. Io penso anche in questo di essere piuttosto atipico: non vado dietro ai trend, non violento gli ingredienti come vedo fare. Penso che tutti abbiamo una vita molto complicata, con poco tempo, che non basta mai per fare tutto quello che dovremmo in una giornata. La domanda più ricorrente che mi fanno le persone che mi scrivono è: “Cosa posso cucinare stasera?” . E io penso a come dare una risposta. Cerco di dare suggerimenti per fare qualcosa di buono e che possa venire bene anche se chi lo fa non è un asso dei fornelli. Poi certo, insieme a questo posso proporre piatti più elaborati, magari per occasioni speciali, o quando ti vuoi togliere uno sfizio”.

Tieni quindi presenti più che altro le esigenze reali di chi ti segue?

Si, questo è l’atteggiamento che mi viene naturale e quindi che uso anche nel momento in cui sono in video. Il mio messaggio al pubblico è: ‘Guardate, la cucina non è poi così complicata come vi vogliono fare credere!’ Io non mi metterò mai sul pulpito con l’atteggiamento del Marchese del Grillo di “Io so’ io…”. La mia cucina è e vuole essere estremamente inclusiva. Spero che seguendomi tutti capiscano che si possono avvicinare ai fornelli: dall’universitario fuori sede alla persona indaffarata che ha bisogno di soluzioni veloci, a chi vuole coltivare un hobby. La mia è una cucina per tutti e questo trasmette tranquillità. E’ il modo che piace a me, e a quanto mi scrivono e mi dicono, è anche ciò che arriva a chi guarda”.

In uno stile di cucina schietta e ‘inclusiva’ come la tua, qual è il punto di equilibrio tra tradizione e quel pizzico necessario di creatività e innovazione?

Qualche tempo fa ero a Cagliari per la presentazione del mio libro, e una persona che mi segue e conosce la mia passione per i ricettari antichi mi ha chiesto se, in tutti questi libri che consulto, io avessi mai trovato la ricetta della pasta che viene saltata in padella al momento di condirla, come si fa comunemente ora. C’ho pensato un po’ e mi sono reso conto che la risposta era: no. Questo perché prima c’era più tempo per cucinare, quindi non c’era bisogno di ‘saltare’ e ‘mantecare’. Il punto di equilibrio per me è partire da quello che c’era prima, però attualizzandolo e cercando di renderlo adatto ai nostri tempi. Quindi assolutamente va bene avere ben presente la tradizione, ma senza essere chiusi, perché c’è tanto da scoprire, anche dagli stimoli che ci vengono da lontano. Siamo ormai una società allargata, anche per il cibo. Qui in Italia credo ormai sia più conosciuto il curry che tante ricette regionali tradizionali.  Il fatto di aprirci al mondo è una cosa bellissima, però non dimenticandoci quello che è il nostro patrimonio”.

In quanto ‘cuciniere curioso’ ti dedichi anche a ricerche, tra passato, presente e futuro della cucina?

“Sì, certo. Sono appassionato di ricette antiche, e anche di cucine del mondo. Ad esempio in questo momento sto lavorando su dolci della tradizione che si usavano per le feste o per le occasioni speciali in Italia, ma che stanno andando ormai perdendosi. Cibi semplici ma deliziosi e oggi poco valutati, come i fichi secchi con la mandorla. Oggi un tipo di dolce del genere ha un’immagine di cibo ‘polveroso’ nel senso di ‘sorpassato’, ed è un peccato perché questo tipo di ricette rappresentano non solo la nostra cucina ma la nostra cultura in senso più ampio”.

Si può chiedere a un ‘cuciniere curioso’ il suo piatto preferito o non è il caso di sbilanciarsi?

Ma come no, mi sbilancio sì! Gli spaghetti al pomodoro, sia con un buon pelato con cui fare un sughettino veloce aglio e origano, sia, quando arriva l’estate,  con il pomodoro fresco. Ma che vuoi di più?!”

E’ il piatto più iconico della nostra cucina forse?

Secondo me sì. Non a caso, entrambe le copertine dei miei libri richiamano questa straordinaria ricetta. Non dobbiamo ricercare sempre cose arzigogolate e complesse, la nostra cultura culinaria è fatta di semplicità, di accostamento di pochi ottimi ingredienti, che creano però dei capolavori del gusto che tutto il mondo ci invidia e di cui noi dovremmo essere sempre orgogliosi.

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