Un uomo solitario, malinconico e senza nome è il protagonista di The Killer, l’ultima fatica di David Fincher presentata in Concorso all’80esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e tratta dall’omonima graphic novel scritta da Matz e illustrata da Luc Jacamon. A vestire i panni del sicario a pagamento è un formidabile Michael Fassbender (The Counselor), affiancato in questa avventura cinematografica da Tilda Swinton, Charles Parnell, Arliss Howard, Kerry O’Malley, Sophie Charlotte, Sala Baker, Emiliano Pernía e Gabriel Polanco. Ricordiamo che la pellicola arriverà a ottobre in alcuni cinema selezionati e su Netflix a partire dal 10 novembre 2023.

La trama

Attieniti al piano. Gioca d’anticipo, non improvvisare. Non fidarti di nessuno. Mai concedere un vantaggio. Combatti solo se sei pagato per combattere. L’empatia è una debolezza“. Questo è il codice del killer di Fassbender, le regole che segue ogni volta che viene incaricato di uccidere qualcuno, anche se non sempre il risultato è quello sperato inizialmente. Dopo un disastroso passo falso infatti, un assassino sfida i propri committenti, e sé stesso, in una caccia all’uomo su scala globale che giura non essere personale.

La recensione di The Killer

David Fincher torna sul piccolo e grande schermo, questa volta per raccontare una storia un po’ differente dalle altre dirette da lui e incentrate sui serial killer (Se7en e Zodiac tra le tante). Diversamente dai film citati, dove a emergere è la psiche contorta dei personaggi, in The Killer è la psiche metodica a essere esplorata. Inoltre la vicenda è raccontata dal punto di vista del sicario, il vero protagonista della pellicola: entriamo infatti nella sua mente grazie all’uso della voce fuori campo di Fassbender, tramite la quale, durante i momenti di attesa prima dell’azione vera e propria, ricorda a sé stesso e agli spettatori le regole fondamentali per portare a casa il risultato; sono regole che ripete in più occasioni – risultano ridondanti a lungo andare – che il killer cerca di seguire alla lettera: l’improvvisazione non fa per lui, ma uno sbaglio a Parigi provoca conseguenze disastrose, sempre affrontate con un approccio abbastanza statico, quasi un racconto per immagini che delinea con precisione la vera natura e il pensiero del killer.

Non aspettatevi scene d’azione dinamiche, inseguimenti mozzafiato e colpi di scena eclatanti, perché l’obiettivo di Fincher qui non è realizzare un action movie in piena regola, ma mettere in risalto il modo di agire, le dinamiche e gli errori che possono verificarsi in questo lavoro e la vita quotidiana del protagonista – per esempio, mangia al McDonald’s e usa app simili ad Amazon – ponendo in secondo piano la storia della pellicola, molto debole e ridotta all’osso per dare maggior spazio alla sfera esistenziale e filosofica che emerge nei momenti di attesa e dopo l’errore che cambia le carte in tavola, con un confronto finale intelligente e spiazzante. Ci troviamo davanti a un uomo dagli occhi di ghiaccio e senza scrupoli, studiato e costruito nei minimi particolari da David Fincher per mettere in luce ogni aspetto del suo essere, anche quello più vulnerabile.

È difficile provare empatia nei confronti del protagonista, perché appare completamente distaccato dalle emozioni e agisce con una freddezza tale da sembrare inumano e incapace di provare sentimenti; un modo di essere, quest’ultimo, portato in scena alla perfezione da Michael Fassbender, la cui apparente inespressività lo rende autentico. D’altronde “l’empatia è una debolezza“, anche se qui il regista, lavorando sull’imprevisto, permette al pubblico di addentrarsi nel lato più nascosto e profondo del protagonista, che viene a galla a causa di situazioni su cui non ha più il controllo. Infine, man mano che il film prende forma assume una piega un pochino convenzionale, infatti a fare la differenza dopo la prima mezz’oretta sono la maestria e l’attenzione con cui Fincher dirige e l’interpretazione di Fassbender e Tilda Swinton su tutti, protagonisti di una delle scene più acute di The Killer, film in cui non manca una buona dose di humor nero.

Voto: 7.5