Oggi (23 febbraio), alle 14.05 su Rai 1, torna come di consueto l’appuntamento con Oggi è un altro giorno, il talk condotto da Serena Bortone che incontra nel suo salotto tanti nuovi ospiti con cui affrontare i grandi temi di attualità: da Francesca Chillemi, a Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento, fino a Paola Comin, Giorgio Gobbi e Riccardo Rossi, passando per Masih Alinejad, giornalista e attivista dei diritti umani. La donna è arrivata a Roma in questi giorni per accendere ancora i riflettori sulle lotta delle donne e la rivoluzione del popolo iraniano, che da mesi combatte per la propria libertà.
Masih Alinejad è una giornalista e attivista iraniana, naturalizzata statunitense. Nata a Ghomi nel settembre 1976, ha iniziato la sua carriera lavorando come giornalista nel 2001. I suoi articoli, attraverso i quali si è sempre battuta contro la dittatura della Repubblica islamica in Iran, hanno creato molte polemiche nel Paese tanto da essere perseguitata e minacciata di morte per le sue idee e il suo attivismo a favore dei diritti umani. Nel 2014, inoltre, ha fondato la pagina My Stealthy Freedom, dove invitava le donne iraniane a pubblicare le loro foto senza hijab. Poi, nel 2022 è stato prodotto il docufilm ispirato alla sua storia ed è anche stato pubblico un suo libro, Il vento fra i capelli. La mia lotta per la libertà nel moderno Iran.
A causa degli atti persecutori e alle minacce di morte a lei e alla sua famiglia, è stata costretta, nel 2009, a fuggire negli Stati Uniti dove ora vive a New York sotto scorta, ma il suo sogno è quello di ricongiungersi con i suoi cari in Iran. Ora gira il mondo facendosi portavoce della lotta delle donne e degli uomini che combattono contro il regime islamico, in difesa della loro libertà.
Dagli Stati Uniti dove vive, Masih Alinejad è arrivata a Roma a febbraio 2023 per incontrare gli iraniani della diaspora e chiedere un concreto sostegno all’Italia sui diritti umani del suo popolo. Insieme a un altro attivista, Hamed Esmaelion, ha parlato al Senato italiano, ospite della fondazione Luigi Einaudi:
Il velo islamico obbligatorio è come il muro di Berlino, se riusciamo ad abbattere questo muro la Repubblica islamica dell’Iran non esisterà più, credo che il velo sia uno dei pilastri principali della dittatura religiosa e che questa rivoluzione guidata dalle donne e sostenuta dagli uomini, sia andata oltre l’hijab. Dico di no all’apartheid di genere voluto da questo regime perché le donne sono stufe di sentirsi dire cosa indossare e quale stile di vita adottare, questo è il XXI secolo e le donne vogliono decidere sul proprio corpo.
Masih Alinejad è’ sposata con Kambiz Foroohar e insieme sono genitori di Pouyan Lofti. È grazie a un gesto del marito che l’attivista indossa sempre un fiore tra i suoi folti capelli ricci, simbolo della sua protesta e della lotta in ciò in cui crede:
Mio marito aveva perso l’anello di fidanzamento, per rimediare mi ha regalato un fiore. Per me è il simbolo dell’amore e della mia rivoluzione pacifica. Il regime ha le armi, le esecuzioni, la prigione.
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