Per farci un’ idea sulla differenza tra maschio e femmina, possiamo esaminare le vicende di Elena Greco (Lenù) e Nino Sarratore, due personaggi immaginari de L’amica geniale, piece televisiva del momento. La storia è molto semplice. Lui è un manipolatore di sentimenti, impegnato in più tresche amorose contemporaneamente. Lei, sinceramente innamorata, non riesce a rescindere il legame tossico che la lega a lui, ma ho ragione di credere che alla fine riuscirà a farcela e a non nutrire più alcun sentimento.
Proviamo ora a immaginare quale potrebbe essere la reazione a parti invertite, se fosse Nino a scoprire la manipolazione, il tradimento di Lenù. Ho la medesima certezza che lui si lascerebbe andare a gesti inconsulti, istintivi e forse violenti. Tutto questo per due motivi molto semplici. Tentare di dirimere le questioni, anche cosi delicate come quelle sentimentali, con l’uso della propria volontà e della ragione, è un carattere distintivo femminile, mentre il maschio è decisamente più incline alla contrapposizione, alla fisicità e all’istintività. Credo fermamente che questi siano due caratteri antropologici, connaturati e che dividono i due sessi.
Questo è il motivo che mi rende scettico quando si invoca qualsiasi percorso culturale per limitare la violenza di genere, nella speranza che si inverta la rotta. Ciò non vuol dire che come azione non sia auspicabile o percorribile a lungo termine, credo solo che intanto sia molto meglio un atteggiamento preventivo da parte dell’universo femminile.
Di Cosimo Bisci
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