Processo chiuso, nessun colpevole. Il tribunale monocratico di Roma ha stabilito l’assoluzione di massa per gli imputati del cosiddetto “Processo Ciao Darwin”: alla sbarra c’erano quattro dirigenti finiti sotto processo per il grave incidente capitato a Gabriele Marchetti, il concorrente del programma condotto da Paolo Bonolis che nell’aprile 2019 cadde durante una prova e rimase tetraplegico.

Il pm Alessia Miele aveva portato a giudizio Sandro Costa e Massimo Porta, entrambi dirigenti di Rti, e anche Massimiliano Martinelli, dirigente di Maxima, società incaricata della gestione dell’attrezzatura, e Giuliano Giovannotti della Sdl 2005, società di Sonia Bruganelli, responsabile del casting dei concorrenti. Il giudice li ha assolti perché “il fatto non sussiste”, rigettando quindi l’accusa dei pm che contestavano lesioni personali gravissime.

Ciao Darwin, Gabriele Marchetti tetraplegico: 4 assolti

Marchetti, 54 anni all’epoca dei fatti, rimase ferito cadendo durante la partecipazione cosiddetto gioco dei “cilindroni”. Si trattava di un tragitto fatto da rulli in movimento e sospesi (a circa 1 e metro e mezzo d’altezza) da completare saltandoli a uno a uno. Nell’affrontare la sfida, resa ulteriormente complicata dalla superficie scivolosa dei tubi rotanti, l’uomo perse l’equilibrio e cadde in maniera rovinosa nell’intercapedine tra i due rulli, finendo nella piscina rigida sottostante, alta appena 1 metro e 9 centimetri. L’incidente apparve immediatamente molto serio, così come le condizioni di Marchetti che venne subito trasportato al Policlinico Umberto I di Roma. L’uomo venne sottoposto ad delicato intervento chirurgico d’urgenza perfettamente riuscito, ma il quadro clinico era gravissimo e – a causa delle conseguenze della caduta (riportò lo schiacciamento di due vertebre, con una lesione al midollo) – è rimasto paralizzato dal collo in giù.

I reati contestati ai quattro dirigenti erano quelli di lesioni colpose gravissime e violazione di una serie di norme sul lavoro. Tra le accuse avanzate dal PM, c’era anche quella relativa alla progettazione del Genodrome (il luogo che ospitava il gioco), realizzato senza immaginare le conseguenze di un’eventuale caduta nella piscina. Ipotesi accusatorie non accolte dal giudice, che ha deciso di assolvere i quattro imputati.

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