Soldatino, King e D’Artagnan: tre cavalli, una tris non giocata e le rocambolesche disavventure di tre amici col vizio delle scommesse ippiche. E’ la trama di Febbre da cavallo, film del 1976 entrato ormai da tempo a pieno titolo nella ristretta categoria dei prodotti di culto della commedia italiana. Il protagonista è un sontuoso Gigi Proietti (Mandrake), la sua spalla è un ispiratissimo Enrico Montesano (Er Pomata), ma in realtà è tutto il cast del film a girare a meraviglia regalando ai telespettatori 94 minuti di divertimento puro e spensierato.

Dove vedere Febbre da cavallo

Il film diretto dal maestro della commedia Steno andrà in onda stasera in tv su Rai 3 a partire dalle 21.25. Come tutti i programmi Rai c’è anche l’opzione streaming online, disponibile sul sito Rai Play.

La trama e il cast

Bruno Fioretti (Gigi Proietti), soprannominato “Mandrake“, è un indossatore squattrinato costretto a rubare i soldi alla moglie per pagarsi i vizi. Armando Pellicci (Enrico Montesano), “Er Pomata“, è un disoccupato senza arte né parte abile solo a far debiti e truffe. Felice Roversi (Francesco De Rosa), l’ultimo componente del trio, è un parcheggiatore abusivo senza alcuna voglia di lavorare. I tre amici trascorrono gran parte del loro tempo cercando di mettere insieme i soldi per la loro grande passione, le scommesse ippiche. La moglie di Mandrake, Gabriella (Catherine Spaak), stanca dei continui fallimenti del marito, chiede consiglio a una veggente (Maria Teresa Albani) che le indica una “tris” – improbabile e per questo ricchissima – su cui puntare: SoldatinoKing e D’Artagnan. In realtà sono tre veri brocchi, Mandrake quindi prende i soldi della giocata e tentato dagli amici scommette su altri cavalli. Un errore clamoroso, perché il pronostico della cartomante si rivela esatto. Costretto a dover mentire a Gabriella, che inizia a darsi a spese folli convinta di essere diventata ricca, Bruno si trova in una situazione disperata e per uscirne organizza una vera “mandrakata”…

Curiosità

Il progetto Febbre da cavallo nacque nel 1971, ma in realtà all’inizio fu pensato come un film drammatico in cui denunciare la dipendenza dal gioco. Solo 5 anni dopo, il produttore Roberto Infascelli decide di varare il film trasformandolo però in una commedia all’italiana, convinto che quel genere avrebbe abbracciato una platea di pubblico superiore a un’opera di denuncia.

Il regista scelto inizialmente per girare il film era Nanni Loy, che poi cedette il progetto a Steno in cambio della regia di Basta che non si sappia in giro.

Febbre da cavallo venne distribuito nelle sale italiane nel maggio 1976, ma non fu un successo immediato e incassò appena 200 milioni di lire al botteghino. All’uscita nelle sale, la critica dell’epoca non fu tenera con l’opera di Steno: da molti fu definita un “filmetto”, per giunta poco divertente.

Il boom di popolarità del film avvenne solo qualche anno dopo, quando fu venduto a centinaia di televisioni private che iniziarono a trasmetterlo a ripetizione tanto da diventare un film di culto nel giro di poco tempo.

Dato il successo tardivo vissuto in Italia, il film a partire dagli anni ’80 venne distribuito anche in Germania Ovest, Francia e Stati Uniti.

Tutt’oggi Febbre da cavallo è uno dei film più trasmessi in tv e vanta numerosi passaggi ogni anno su Rai, Mediaset, Sky e reti private.

E’ stato girato anche un seguito, del 2002: Febbre da cavallo – La mandrakata. Il regista è Carlo Vanzina (figlio di Steno). Il protagonista è sempre Gigi Proietti ma senza la spalla Enrico Montesano, che compare solo in un cameo.

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