La lotta alla mafia vista attraverso gli occhi di una donna, nella docufiction Io, una giudice popolare al Maxiprocesso, stasera in tv su Rai 1 alle 21:25 e in live streaming sul sito gratuito RaiPlay. Il lavoro svolto contro Cosa nostra è stato raccontato attraverso le vicende dei protagonisti più famosi: dai giudici Falcone e Borsellino agli imputati come Buscetta, ma nella pellicola in onda questa sera il punto di vista è quello di uno dei giudici popolari che parteciparono all’evento in grado di cambiare la storia. La struttura narrativa alterna immagini reali ad altre da fiction, con interviste rilasciate dai protagonisti di quell’avvenimento per spiegare esattamente attraverso quali scossoni anche personali si realizzò il processo penale più grande al mondo.

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso: la trama

Caterina è un’insegnante e lavora a Cefalù. La sua vita è tutta dedicata alla famiglia ed alla scuola, ma il 24 dicembre 1985 succede qualcosa che cambierà per sempre la sua vita. In quella vigilia di Natale, infatti, arriva la telefonata che le comunica di essere stata sorteggiata come giudice popolare nel più grande evento giudiziario al mondo, indetto dallo Stato italiano contro la mafia: il maxiprocesso contro Cosa nostra. L’accettazione di quell’incarico rappresenterebbe uno stravolgimento della propria vita e non tutti i convocati accettano: molti non si presentano ed altri portano un certificato medico, consapevoli che rispondere alla chiamata di quell’incarico significa mettere a repentaglio la propria esistenza. Caterina, invece, decide di accettare, in nome di quel senso civico evidentemente non comune a tutti, ed entra a far parte dei 16 giudici popolari, effettivi e supplenti, del maxiprocesso. È proprio attraverso quello che hanno visto i suoi occhi che vengono ripercorsi i quasi due anni del procedimento penale che rappresenta un’importantissima pagina di storia del nostro Paese.

Il Maxiprocesso di Palermo

Dal 10 febbraio 1986 al 16 dicembre 1987, in un’aula bunker espressamente costruita nel carcere dell’Ucciardone, si tenne il primo grado del processo penale contro la mafia, che i giornalisti denominarono Maxiprocesso a causa del numero di partecipanti. Nel procedimento, infatti, furono coinvolti 475 imputati, tra i quali Bagarella, Liggio e Calò, e 200 avvocati difensori, accolti nell’enorme aula insieme ai giudici, le forze dell’ordine ed i giornalisti. Dopo ben 349 udienze, l’11 novembre del 1987 i membri della Corte di Assise si riunirono in camera di consiglio. Per 35 giorni, i due giudici togati Pietro Grasso ed Alfonso Giordano, insieme ai 6 giudici popolari, rimasero isolati per lavorare al processo. Il risultato finale fu quello di 19 ergastoli e 2665 anni di carcere ai quali furono condannati gli imputati tutti appartenenti a Cosa nostra e le sentenze furono tutte confermate dalla Corte di Cassazione con la sentenza finale del 30 gennaio 1992. Al Maxiprocesso di Palermo fu possibile arrivare grazie al lavoro condotto dal pool antimafia organizzato dal magistrato Antonino Caponnetto ed istituito da Rocco Chinnici, del quale facevano parte giudici istruttori che si occupavano solo di crimini mafiosi. I magistrati scelti da Caponnetto per condurre le indagini furono Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta affiancati dal sostituto procuratore Giuseppe Ayala.

I protagonisti della docufiction

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso è la docufiction realizzata da Stand by me con Rai Fiction diretta da Francesco Miccichè ed interpretata da Donatella Finocchiaro, nei panni della giudice popolare Francesca Vitale, e Nino Frassica, (Tale e quale show )in quelli del magistrato Alfonso Giordano. Il racconto televisivo si fonde con le testimonianze e le interviste, oltre che con le riprese fatte durante il processo, le foto e gli articoli dell’archivio de L’Ora di Palermo. Le testimonianze raccolte saranno quelle del pubblico ministero Giuseppe Ayala e del presidente della Corte Alfonso Giordano, quelle del giudice a latere Pietro Grasso e dei giudici popolari Francesca Vitale, Maddalena Cucchiara, Teresa Cerniglia e Mario Lombardo.

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