Lolita Lobosco ci ha fatto innamorare, diciamo la verità: è uno di quei personaggi letterari e televisivi cui abbiamo imparato a volere bene. Ci siamo chiesti perché e la risposta – per quanto soggettiva – ha forse un che di universale. Ci piace perché incarna e rende manifesto un bellissimo messaggio d’amore per tutte le donne.
C’è sempre stata una Lolita nelle vite di tutti anche solo perchè, tra i ricordi pescati a mano aperta nei giorni delle scuole superiori, tra pagine e pagine di letteratura ci siamo soffermati – chi più volentieri, chi meno – in tanti. Lolita è sempre stata una: quella di Vladimirovič Nabokov, una dodicenne oggetto del desiderio di un professore adulto e ossessionato.
Una Lolita adolescente, mutevole e cangiante, imperscrutabile, a tratti dolcissima e altre volte dura, arcigna. Una bimba in viaggio per diventare donna: maliziosa e capricciosa, soggiogata e soggiogatrice, oggetto e soggetto.
E’ una storia universalmente scabrosa, quella di Lolita di Nabokov, nella quale l’amore è un sentiero che si inerpica tra bene e male, verità e menzogna, certezze e illusioni, lecito e illecito, perversione e purezza. Una fanciullina precoce e sensuale, consapevolmente e inconsapevolmente provocatrice, seducente ma pur sempre una fanciullina: Lolita, nell’immaginario, è sempre stata lei.
Fino alla comparsa del vicequestore Lolita Lobosco. Donna fatta e compiuta che lavora in un contesto in cui si vive e si pensa al maschile, nel quale anche le donne tendono a diventare un po’ uomini, in parte snaturandosi. Invece lei no: manette e tacchi a spillo, disciplina e scollature, autorevolezza e bellezza, singletudine e inclinazione all’amore.
Lolita Lobosco non vuole impegnarsi sentimentalmente ma è solo un riflesso condizionato da una fortissima delusione. Il tradimento di suo padre, fino a prova contraria l’uomo più importante della vita di una donna. Lasciare in ghiacciaia i sentimenti è la maniera migliore per non soffrire più.
Passione e razionalità sono un mix esplosivo, eppure la femminilità di Lolita Lobosco collima con le sue capacità professionali: entrambe si fondono e danno vita a un emblema. Lolita, donna indipendente, fuori dagli schemi, libera di quella forma di libertà che sa restituirti solo la cultura, a tratti fragile a tratti spregiudicata, sicura e dubbiosa a un tempo, a tal punto consapevole da riuscire a bastare a se stessa.
Tutto il resto, gli altri, la condivisione: elementi senz’altro necessari ma ancor più importanti e decisivi se affrontati con la giusta consapevolezza di sè.
Lolita Lobosco è un personaggio che ha precorso e anticipato i tempi storici, se è vero che oggi in Italia abbiamo un Premier donna: è così che ne ha parlato l’attrice che la interpreta, Luisa Ranieri, assolutamente coinvolta dal personaggio che interpreta.
Ed è anche per questo che piace trasversalmente: quello di Lolita Lobosco è un amorevole ritratto della donna dedicato a tutte le donne. Ci si può realizzare senza doversi snaturare, si può vivere una vita da protagoniste senza costringersi a ruoli marginali o a comparsate, si può gettare via la maschera e scoprire che quel che c’è dietro è migliaia di volte più interessante, si può diventare una splendida proiezione di sé ignorando dicerie, dogmi, precetti e aspettative.
Sii te stesa sempre, pare suggerire Lolita Lobosco a ogni frame, a ogni scena, a ogni montaggio. Si dirà: vabbè, ma è una fiction, la realtà è tutt’altra cosa. Vero: ma che vengano finalmente trattate storie in cui la figura femminile vive tra sceneggiature che le restituiscono dignità, indipendenza, autorevolezza e autonomia è un gran bel passo in avanti.
Da Lolita di Nabokov a Lolita Lobosco: oltre il nome ci sono similitudini che accomunano i due personaggi letterari (va ricordato che anche Lolita Lobosco nasce in letteratura ed è un personaggio creato dalla scrittrice Gabriella Genisi), a partire dal trauma più o meno riflesso generato dalla figura paterna. Lolita fanciulla è una giovanissima adolescente in distonia con i tempi, Lolita Lobosco è una donna che li precorre. In maniera diversa, entrambe emblematiche. Entrambe rivoluzionarie.
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